Individuato per la prima volta nel cervello un marcatore dello stato iniziale dell’epilessia

Individuato per la prima volta nel cervello un marcatore dello stato iniziale dell’epilessia

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LA REALTÀ VIRTUALE IN UNA VISIERA PROGETTATA DAL POLITECNICO.

MILANO. La realtà virtuale usata per aiutare i bambini autistici o con disabilità sensoriali a mantenere l’attenzione e a conoscere il mondo che li circonda. Un paio di occhiali "magici" pensati da un gruppo giovane di ricercatori del Politecnico — si chiama I3Lab — formato da ingegneri e designer under 30 che studiano strade perché le nuove tecnologie migliorino la vita quotidiana dei piccoli con difficoltà.

Il progetto si chiama Wildcard ed è stato sperimentato per tre mesi in un centro specializzato nella riabilitazione dei bimbi con disabilità intellettiva, "L’abilità" Onlus. Nel gruppo, piccoli da sei a dieci anni affetti per esempio da autismo, ritardo psicomotorio ma anche da sindrome di Down. «Uno dei problemi più frequenti di questi bambini è la mancanza di capacità di mantenere l’attenzione a lungo, perché si distraggono immediatamente », spiega Mirko Gelsomini, ingegnere di 27 anni, che sta seguendo un progetto di ricerca anche al Mit di Boston sempre legato all’aiuto ai bambini. «Così abbiamo pensato a un modo di portarli in un mondo senza distrazioni ». Ma come funzionano gli occhiali studiati dal Politecnico? Wildcard ha un visore (una specie di casco) dove viene inserito uno smartphone che, grazie a un’app, funziona come se fossero due lenti che mostrano la realtà a 360 gradi.

Gli spazi che appaiono sullo schermo vengono percepiti dal bambino in 3D: possono essere esplorati direzionando e fissando lo sguardo in determinati punti. Il filmato non va avanti se il piccolo non guarda dove dovrebbe, e c’è un sistema che permette ai terapisti di capire dall’esterno, attraverso un monitor, su cosa si posano gli occhi. Davanti può comparire una scena che ha come protagonista la Pimpa, per esempio. «La Pimpa si sveglia, si lava i denti, va a scuola — prosegue l’ingegnere — È un personaggio divertente che in modo semplice mostra la vita quotidiana. Il problema è che in un contesto normale è difficilissimo far vedere un filmato del genere: dopo poco, chi ha questi disturbi guarda altrove». Al progetto (che nasce all’interno del dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria) hanno partecipato almeno una decina di esperti fra cui psicologi e neuropsichiatri.

L’app sarà presto scaricabile in maniera gratuita, a disposizione di centri specifici e famiglie, probabilmente corredata da un manuale per l’uso. «Vogliamo che sia usata in maniera corretta. E in ogni caso, i nostri studi su questo campo vanno avanti — conclude Gelsomini — A noi interessa il sociale, non solo la ricerca sulle nuove tecnologie definita "cool"».

Fonte: La Repubblica.it

12/08/2016