Disabili e diritto allo studio, genitori e insegnanti incatenati davanti alle scuole

Disabili e diritto allo studio, genitori e insegnanti incatenati davanti alle scuole

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Parla di disabilità e della capacità di dialogo e di scambio tra le famiglie il documentario di Fasulo, presentato in anteprima a Roma. Un film da vedere, ma soprattutto da ascoltare, per comprendere senza commiserare

ROMA – E’ innanzitutto un film sul confronto e sul dialogo, il nuovo documentario di Alberto Fasulo, "Genitori", presentato in anteprima, il 15 e 16 settembre, nell’ambito del festival "Locarno a Roma". Protagonista un gruppo di familiari di persone con disabilità, che periodicamente si riunisce, parla, si confida. E i racconti di queste persone, mai interrotti dal regista, sono la materia prima e ultima del film, svelando molto sulla disabilità e dicendo tanto su quelle famiglie che pure spesso raccontiamo su queste pagine, ma che ora, grazie a Fasulo, arriviamo a comprendere e conoscere meglio, come se davvero, insieme a lui, le avessimo incontrate. E questo è uno dei pregi del film: dopo averlo visto, hai la certezza che quei volti li riconosceresti, se li incrociassi per strada: anche se parlano e basta, non compiono gesta, non si muovono dalla loro sedia, anche se sono più di una decina, quelle persone arrivi a conoscerle, perché la telecamera, silenziosa e discreta, entra fin dentro i loro vissuti, raccoglie e restituisce con rispetto, con enorme rispetto, i loro drammi e le loro preoccupazioni, fino a farli diventare familiari.

"Genitori" è un film onesto e coraggioso: onesto, perché il regista non interviene mai, anche lo psicologo si limita a pochi spunti, la trama si svolge tutta attraverso le parole di genitori ma anche fratelli, che mettono a nudo dilemmi personali e universali: il lavoro, l’inclusione, le scelte giuste o sbagliate, il senso di colpa di chi sta bene, la paura del domani. Un film coraggioso, anche, perché nulla concede allo spettatore che vorrebbe vedere, almeno sbirciare dentro quelle vite che, invece, può solo ricostruire attraverso le parole e i racconti, a volte telegrafici, di quelle persone sedute in cerchio, dentro una stanza. Così, sono le loro parole le vere protagoniste del film, insieme alla straordinaria capacità che loro hanno di scambiarle, in un confronto profondo, sincero, faticoso, a volte animoso, che mai cede al luogo comune o all’autocommiserazione collettiva. "Entrando in quella stanza sono stato travolto dalla forza di quelle famiglie – dice il regista- e ho deciso di raccontarla".

Parlare di disabilità così è una scelta originale, che chiede certo un pubblico sensibile e ben predisposto, perché è un film che innanzitutto va ascoltato, anche se basterebbe un occhio attento per notare nei volti di quelle persone le tracce lasciate dal dolore e i segni della fatica e della preoccupazione. Le loro storie sono quelle di tante famiglie, che oggi e sempre più, in Italia, provano a uscire allo scoperto, per rendersi visibili e rivendicare diritti. Sono le storie di chi "si prende cura" tutto il tempo, di chi non può uscire di casa, prigioniero di una malattia che non è la sua ma che, inevitabilmente, lo diventa. "Le famiglie con una persona disabile sono famiglie disabili?", è la domanda che ritorna nel gruppo. E tutti vorrebbero che non fosse così, tutti fanno il possibile perché non lo sia, ma innegabilmente tutti , sempre o qualche volta, si sono sentiti disabili come il figlio, la figlia o il fratello. C’è una mamma che, quando la figlia "sana" è stata ricoverata dopo un incidente, non è potuta andarla a trovare, perché doveva assistere il fratello disabile: e i sensi di colpa se li porta ancora dentro, dopo tanti anni. C’è chi il figlio disabile non lo ha più e lo piange ancora, ma continua a frequentare il gruppo perché "mi dà forza", o perché "magari posso aiutare qualcuno". E poi c’è la prospettiva del domani, che atterrisce tutti, anche se – come qualcuno prova a suggerire – tutti i figli soffrono quando i genitori muoiono. Ma le lacrime dei loro figli, forse, non sapranno scendere e toglieranno il fiato.

Fonte: Superabile.it

24/09/2015