Disabili: Global Games, attese a Genova 1200 persone

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A lanciare l’allarme è l’assessore ai Servizi sociali del capoluogo piemontese, Elide Tisi

I nuovi tagli alla finanza locale mettono a seriamente a rischio i servizi di welfare per migliaia di famiglie torinesi. A lanciare l’allarme è l’assessore ai Servizi sociali del capoluogo piemontese, Elide Tisi, parlando con i giornalisti a margine di un incontro organizzato martedì mattina da Anci, Uncem, Anpci e Legautonomie al Centro congressi della Regione Piemonte e al quale hanno partecipato centinaia di sindaci e amministratori degli oltre mille Comuni presenti sul territorio regionale, oltre a assessori e consiglieri delle otto Province piemontesi. “Già oggi in forte sofferenza per il significativo calo dei finanziamenti statali (dal 2009 ad oggi sono stati infatti 12 milioni e 800mila euro gli euro in meno ricevuti), i servizi sociali – ha spiegato l’assessore Tisi – devono ora misurasi anche con gli ulteriori colpi di scure della nuova manovra finanziaria”.

L’azzeramento del solo Fondo per la non autosufficienza, ad esempio, potrebbe avere come conseguenza la riduzione degli interventi domiciliari perché la ricaduta ammonterebbe a 7 milioni di euro, su un totale di circa 24 milioni di spesa, mentre non è difficile immaginare che la progressiva riduzione del Fondo sociale nazionale passato da 518,22 milioni nel 2009 ai 69 milioni per il 2012 (comprensivo anche di fondi non trasferiti alle Regioni) non risparmierà servizi come quelli destinati ai minori in stato di disagio, alle famiglie e alle persone in condizioni di povertà ed emarginazione, anche estrema. “L’effetto sull’anno in corso dei 12 milioni in meno del Fondo Nazionale sulla Regione Piemonte – ha aggiunto l’assessore – si è ribaltato per 3 milioni circa sulla Città di Torino, malgrado il fondo di riequilibrio della Regione. E sempre nel 2011 è da registrare anche il venir meno di circa 3 milioni e 600mila euro di fondi finalizzati e incentivanti, regionali e nazionali, per interventi in corso residenziali e domiciliari per anziani non autosufficienti”.

Un quadro del presente a tinte assai fosche e prospettive tutt’altro che rassicuranti, come emerge anche dalle cifre complessive relative ai trasferimenti statali degli ultimi tre anni: il Fondo nazionale Politiche Sociali è passato da 656 milioni del 2008 a 178 del 2011; il Fondo per la non autosufficienza, 400 milioni nel 2010, è stato per ora azzerato; il nazionale per le politiche per la famiglia è passato da 339 del 2008 a 51 milioni nel 2011; il Fondo nazionale per il servizio civile da 268 del 2008 a 110 del 2011; il Fondo nazionale per le locazioni da 205 del 2008 a 32 del 2011. Numeri che, se considerati insieme al costante aumento della domanda di servizi del comparto socio-assistenziale, evidenziano quanto sia sempre più complicato per gli enti locali sostenere un sistema di welfare capace di rispondere adeguatamente alle esigenze dei cittadini.“

La spesa complessiva annuale per i servizi socio-assistenziali della Città – ha ricordato Tisi – è di circa 180 milioni di euro, cifra che comprende anche i costi dei 1500 operatori pubblici e la spesa relativa ai servizi gestiti da migliaia lavoratori di enti del Terzo settore”. Considerata l’entità dei tagli prospettati, non è difficile immaginarne gli effetti che, peraltro, sono destinati a ricadere non solo sui servizi pubblici, ma anche a generare un serio problema occupazionale. A soffrire della stretta finanziaria potrebbe essere infatti tutto il cosiddetto “Modello Torino”, quel sistema che si basa sull’integrazione tra Comune, aziende sanitarie, famiglie, organizzazioni no profit, associazioni di tutela e di volontariato, cooperative, imprese, sindacati e coinvolge oltre 11mila persone tra lavoratori del pubblico, del privato sociale e delle imprese. “

La Città di Torino – ha sottolineato l’assessore alle Politiche sociali – considera le politiche di welfare, oltre che una risposta ai diritti dei cittadini più fragili, un investimento per lo sviluppo economico e sociale, un ammortizzatore in un periodo di crisi a garanzia dei diritti di cittadinanza, un contributo per evitare, almeno in parte, che la crisi spezzi il tessuto connettivo della società, e anche perché un buon livello di coesione sociale e di offerta di servizi sono i presupposti perché le imprese siano incentivate a investire nel nostro territorio”. “Tocca a tutte le istituzioni locali, dai comuni al governo regionale e alle associazioni degli enti locali, ma anche alle parti sociali, battersi – ha concluso l’assessore – per scongiurare il concreto pericolo che le manovre finanziarie cancellino parti significative del welfare territoriale”.

Fonte: Comune di Torino – Polo cittadino della Salute

Segnalato da: informadisabile.it

17/09/2011