Guardate il video! Il vero significato di una barriera architettonica. 09/06/2014

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Il Decreto Legge che ha concesso 80 euro al mese a chi ha un reddito inferiore ai 24.000 euro annui, «contiene elementi positivi – secondo Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) – ma anche significative restrizioni, facendo prevalere ancora una volta la logica dei tagli lineari». La Federazione chiede quindi che venga corretto, per non perdere l’occasione di muoversi verso una reale giustizia sociale

Calati i toni sin troppo accesi della campagna elettorale, la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) rilancia subito sui temi delle politiche sociali, con alcune riflessioni del suo presidente Vincenzo Falabella: «Ci aspettavamo – dichiara in una nota – che un Decreto che ha nell’oggetto la giustizia sociale cogliesse l’occasione per un rilancio delle politiche sociali a favore delle persone con disabilità, degli anziani e dei minori».

Il riferimento è segnatamente al Decreto Legge 66/14 – approvato il 24 aprile scorso e in questi giorni all’esame del Parlamento, per essere convertito in Legge -, ben noto come il provvedimento che ha concesso 80 euro mensili nelle buste paga di chi ha un reddito inferiore ai 24.000 euro.

«Si tratta di un Decreto – dichiara Falabella – che contiene molti elementi positivi in termini di trasparenza e ristrutturazione della gestione pubblica, che spinge verso una modalità di spesa più razionale, contenendo sprechi e abusi, ma che prevede anche significative restrizioni, oltre che per i Ministeri, anche per i Comuni, le Province, le Città Metropolitane e le Regioni».

«Quel Decreto – si legge in un approfondimento diffuso sempre dalla FISH – impone in effetti risparmi per 2,1 miliardi nel 2014. Nel dettaglio, 200 milioni (300 nel 2015 e nel 2016) vengono “tagliati” direttamente ai Ministeri, riducendo i relativi stanziamenti. I rimanenti 500 dovranno essere recuperati direttamente dagli stessi Dicasteri. Il Ministero dell’Istruzione, ad esempio, restituisce 6,3 milioni per il 2014 e 9,4 milioni per ciascuno dei due anni successivi. La preoccupazione corre dunque all’obbligo di aggiornamento in servizio sulle didattiche inclusive, ottenuto dalle Associazioni in sede di approvazione della Legge 128/13 e che verosimilmente sembra destinato a rimanere lettera morta».

«Ma poi – prosegue l’approfondimento – tocca ai Comuni, alle Città Metropolitane e alle Province. Il Decreto, infatti, impone loro risparmi di 700 milioni per il 2014 e di oltre un miliardo per ciascuno dei prossimi tre anni. Il risparmio dovuto dagli Enti Locali sarà calcolato sulla loro spesa nell’ultimo triennio. È un calcolo indistinto, però, che comprende sia voci di ordinaria amministrazione e gestione, sia servizi sociali come le mense e i servizi scolastici o le rette in struttura per disabili, minori, anziani. Paradossalmente, verrebbero premiati i Comuni che meno spendono in servizi alla persona o che, magari, pretendono una maggiore partecipazione alla spesa».

«Ci sembra – è il commento di Falabella – che prevalga ancora la logica dei tagli lineari. Non si opera infatti alcuna distinzione fra il tipo di spesa e la qualità dei servizi erogati dai Comuni e dalle Città Metropolitane, mettendo sullo stesso piano la carta per le fotocopie e i servizi per i disabili o i minori. Rischia dunque di andare perduta quella che era una propizia occasione di riqualificare la spesa e di premiare i Comuni più virtuosi in termini di politiche sociali, se il Parlamento non interverrà in sede di conversione in legge».

Per questo, quindi, la FISH chiede «un intervento correttivo su tali criteri, primo e importante presupposto per rilanciare in modo efficace la spesa sociale (agli ultimi posti in Europa), per attuare il Programma d’Azione Biennale per la Promozione dei Diritti e l’Integrazione delle Persone con Disabilità e per ripensare l’inclusione sociale e il contrasto all’impoverimento, senza i quali non vi è giustizia sociale».

Fonte: Superando.it

28/05/2014