Secondo reading letterario con il pubblico bendato

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La storia di una bambina diversamente abile raccontata dalla madre: «Cinque anni splendidi con un team che ha ridato speranza alla nostra famiglia»

MEDOLLA. Annalisa, capelli castani, un bel sorriso. È diversamente abile, si muove in carrozzina e usa un linguaggio alternativo per esprimersi. Il tempo di formarsi un “piccolo bagaglio” alla scuola materna, poi ecco l’ingresso alle elementari. È una storia, la sua, di impegno e sofferenza ma anche di vittorie e conquiste. Una storia che parte cinque anni fa all’istituto “Iqbal Masih” di Medolla, dove Annalisa entra. La bambina riceve insegnamento e amore dalle docenti e adesso che conclude il suo percorso, la madre desidera fare a lei e agli insegnanti un regalo per il bel risultato raggiunto e per tutta l’attenzione mostrata sin dal primo giorno. «È qualcosa che ho voluto fermamente – spiega la donna, Paola Gallini – perché sottolineiamo sempre i lati negativi, ma questa è una realtà che ha funzionato alla grande. Da quando mia figlia è entrata a scuola, ha incontrato persone eccezionali. Si è perfettamente integrata con il resto della classe. Grazie all’insegnamento e all’amore delle maestre, è riuscita a esprimersi, non dico verbalmente, però si fa comprendere benissimo. Se la ascolti oggi, si fa capire, una persona sa cosa vuole». Pensare che, quando aveva varcato cinque anni fa quella soglia, Annalisa era una bambina che utilizzava un linguaggio diverso per farsi comprendere dagli altri. Merito dei compagni di classe e di Gemma Villa Espinosa, Loretta Zini, Elena Neri, Antonia Paini, Claudia Ansaloni ed Elena Garutti, timoniere e compagne di viaggio di Annalisa durante il suo percorso, importante tappa di un più lungo viaggio verso la conoscenza. «Desidero sottolineare la competenza, l’umanità e l’eccellenza di Annalisa e delle sue insegnanti – dichiara soddisfatta la madre – sono stati cinque anni di lavoro all’altezza delle aspettative. Voglio ringraziare il lavoro molto valido degli insegnanti della quinta A dell’istituto Iqbal Masih». La scuola frequentata dalla figlia è dedicata alla memoria di un bambino, il giovanissimo pakistano divenuto simbolo della lotta contro il lavoro minorile. Una causa cui ha dedicato e donato la vita, ricevendo il “World’s Children’s Prize” (postumo) nel 2000 per il suo valore. Quella di Annalisa e delle sue maestre è una piccola impresa di un mondo, quello scolastico, troppo spesso associato a cattivi comportamenti oppure inserito alla voce “settore sacrificabile” in ottica di revisione della spesa pubblica. I continui tagli perpetrati dai governi negli ultimi anni ne sono un esempio evidente. Storie come queste dimostrano come l’educazione in Italia sia ancora un ambito d’eccellenza. Con le radici storiche e culturali che ha il Paese, non potrebbe essere altrimenti.

di Gabriele Farina

Fonte: Gazzetta di Modena.it

22/05/2013