Un atto contrario a ogni regola democratica e morale

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Bambino con fibrosi cistica rifiutato a scuola. La madre: "È discriminazione"

CATANZARO. “La dirigente scolastica non sapeva nemmeno cosa fosse la fibrosi cistica, ma mi ha mandato via come se mio figlio avesse la lebbra. Eppure non è contagioso né necessita di essere seguito da insegnanti di sostegno. È solo un bimbo che rischia di ammalarsi di più degli altri”. Rosaria Laurenza, mamma di Daniele, racconta così il rifiuto all’iscrizione del figlio affetto da fibrosi cistica nella scuola di Montepaone Lido, in provincia di Catanzaro (vedi lancio precedente).

Il bambino, che ha cinque anni, ha iniziato quindi a frequentare la scuola materna di Soverato, che dista sette chilometri da casa, ma è particolarmente scomoda per la madre. Daniele deve seguire, infatti, una profilassi semplice ma quotidiana, che sarebbe troppo complicato portare avanti a distanza. Così dopo alcuni tentativi Rosaria ha deciso di tenerlo a casa, dove due ore al giorno un’insegnante della Fondazione etica, un’associazione locale, dà qualche lezione al bambino. “È assurdo che mio figlio debba stare a casa, è una discriminazione – aggiunge – E tutto questo perché c’è una totale mancanza di conoscenza della patologia. Potevano informarsi e poi risponderci. Invece niente, sono stata mortificata in modo arrogante. L’unico rischio era per lui non per gli altri bambini”. Dopo il rifiuto la donna ha raccontato l’accaduto alla Lega fibrosi cistica, che ha inviato una lettera al ministero dell’Istruzione e all’ufficio scolastico regionale. Ora spera in un ripensamento del dirigente scolastico, che permetta a Daniele di frequentare l’asilo come tutti i suoi coetanei.

Fonte: Redattore Sociale.it

05/01/2013